Uncaged Bird

Lisa Manosperti, «Uncaged Bird», Dodicilune 2025, 1 CD.

«Una audience jazz ti accetta come sei. La folla di un supper club vuole un buono show, soprattutto con tempi veloci, un bel po’ di sensualità, abiti eccentrici». Questo pensiero di Abbey Lincoln – cantante, compositrice e attrice statunitense vissuta tra il 1930 e il 2010 – restituisce bene quella che ancora oggi potremmo definire la differente sensibilità tra l’ambito jazz e contesti – diciamo così – più pop o, per meglio dire, più “business oriented”.

Un pensiero richiamato alla nostra memoria dall’ascolto del recente album realizzato dalla vocalist pugliese Lisa Manosperti, pensato come un omaggio originale rivolto alla stessa Lincoln attraverso undici brani che ne richiamano l’essenza espressiva senza ricalcarne in maniera pedissequa la cifra stilistica.

Un valore aggiunto, quello offerto dalla personalità interpretativa di Manosperti, che viene assecondata con bella affinità dai bravi musicisti che la accompagnano in questo viaggio, vale a dire Roberto Ottaviano ai sassofoni, Umberto Petrin al pianoforte, Silvia Bolognesi al contrabbasso e Cristiano Calcagnile alla batteria.

Un altro rimando al pensiero di Abbey Lincoln è legato al testo di Luigi Onori pubblicato un paio di anni fa e titolato “Abbey Lincoln. Una voce ribelle tra jazz e lotta politica” (L’asino d’oro edizioni 2023) e che qui viene rievocato grazie alle note di copertina a questo disco firmate dallo stesso Onori: «Quest’omaggio alla vocalist afroamericana nasce dal profondo, dall’esigenza di “dar voce” allo spirito libertario e creativo di una donna che ha sofferto e lottato nella propria vita, affermandosi infine con un songbook innovativo e ricchissimo (80 brani), basato su esperienze reali e concrete, sulla vita personale e collettiva narrate attraverso uno straordinario e catartico storytelling e uno stile vocale che scolpisce ogni singola parola».

Un omaggio attraversato da una cifra interpretativa ora morbida e riflessiva, ora tesa e vitale, che trova in brani quali l’iniziale “Should’ve Been” o nelle successive “The Music Is The Magic” – dove la batteria introduce a un gioco musicale da raffinato cabaret – e “And It’s Supposed To Be Love” – presentata da un sofisticato tratteggio del contrabbasso – alcuni dei momenti più efficaci, assieme all’intesa “First Song”, dove il sax anticipa il disegno melodico discendente che caratterizza questo intenso brano. (© Gazzetta di Parma)