Taking Turns

Jakob Bro, Lee Konitz, Bill Frisell, Jason Moran, Thomas Morgan, Andrew Cyrille, «Taking Turns», ECM 2024, 1 CD.

A distanza di dieci anni dalla registrazione avvenuta nel marzo del 2014 agli Avatar Studios di New York, la casa discografica di Manfred Eicher pubblica questo disco nel quale Jakob Bro condivide la propria vena compositiva e il suono della sua chitarra con alcune delle personalità più significative del panorama jazzistico internazionale. Musicisti come Lee Konitz ai sax, Bill Frisell all’altra chitarra, Jason Moran al pianoforte, Thomas Morgan al contrabbasso e Andrew Cyrille alla batteria hanno così contribuito a plasmare il clima coinvolgente che intride le sette composizioni che Bro presenta in questo lavoro, perlustrando un ventaglio di panorami espressivi davvero variegato.

L’affinità tra i sei musicisti appare palese fin dal brano che apre il disco, “Black Is All Colors At Once”, un pezzo che si sviluppa a partire da un tema lento fino ai successivi sprazzi improvvisativi, con il sax di Konitz che si intreccia con le due chitarre di Bro e Frisell sulla scia di un andamento sinuoso, nel quale la sezione ritmica tratteggia sfumature chiaroscurali. Nella successiva “Haiti”, composizione tra le più lunghe e articolate dell’album, emerge una struttura compositiva via via gradualmente più complessa, con il sestetto intento a seguire un passo morbido e coinvolgente attorno a un tema lineare tratteggiato da una manciata di note, con il pianoforte di Moran impegnato a dare forma a un pregnante supporto armonico.

Le composizioni del chitarrista e compositore danese paiono caratterizzate nel complesso da un respiro ampio e disteso, dove i musicisti tratteggiano una sorta di sfondo multiforme, dal quale emergono ora l’uno ora l’altro strumento plasmando spazi solistici equilibrati e omogenei, perseguendo l’intento comune che mira ad alimentare un andamento musicale fluido e sinuoso e che trova uno degli esempi più efficaci e descrittivamente coerenti nel brano titolato “Pearl River” evocante, appunto, il movimento di un fiume.

Un percorso di ascolto accattivante, quello proposto da questo album, che si conclude con “Mar Del Plata”, composizione che evoca ricordi di tournée in Argentina e dove assume un rilievo particolare il contrabbasso di Thomas Morgan, vero e proprio filo conduttore timbrico-ritmico del raffinato intreccio strumentale che chiude con ricercata eleganza questo disco. (© Gazzetta di Parma)