Negative brand e strategie di comunicazione

Giovanni Battista Dagnino e Letizia Lo Presti, «Negative brand e strategie di comunicazione», FrancoAngeli 2024.

Avete mai sentito parlare di marchi quali “Barbecue Mafia”, “Cosanostra”, “Mafioso” e “Labellamafia clothing”? Si tratta di brand che evocano rimandi mentali naturalmente discutibili, ma che sembrano avere un mercato florido e un cospicuo seguito di consumatori forse poco consapevoli (forse…) ma comunque attenti al prodotto o al servizio e, a quanto pare, tutt’altro che poco esigenti.

Al di là di ogni considerazione di carattere etico, rimane il fatto che brand di questa natura prosperano coltivando un mercato specifico, nonostante alcune di queste attività siano state più volte denunciate dalle associazioni antimafia come forme che incoraggiano comportamenti contrari all’etica e alla morale comune.

Ciò nonostante, la diffusione del fenomeno dei mafia brands non accenna ad attenuarsi, come emerge da questo interessante volume curato da Giovanni Battista Dagnino e da Letizia Lo Presti, entrambi docenti – rispettivamente Professore Ordinario di Digital Strategy & Marketing il primo e Professore Associato di Marketing la seconda – presso l’Università LUMSA.

Sebbene il tema dei brand con valenza negativa e il conseguente brand hate abbiano goduto nel corso degli ultimi anni specifica attenzione, nella letteratura di marketing e comunicazione l’uso deliberato delle associazioni mentali negative ha ricevuto ridotta considerazione.

Questo volume – che si rivolge ai professionisti e agli esperti di marketing, nonché agli studiosi di branding e di comunicazione – propone quindi una lettura del caso dei mafia brands connessi agli stereotipi del mondo mafioso, esaminando il paradosso legato al fenomeno commerciale dei brand con accezione negativa, contestualizzandone caratteristiche e tendenze nel tempo e nello spazio, anche in un’ottica di responsabilità etica del marketing. (© Gazzetta di Parma)