La morte della cultura di massa
Vanni Codeluppi, «La morte della cultura di massa», Carocci 2024.
Per chi si occupa di comunicazione, al di là delle differenti declinazioni e specializzazioni, può risultare di qualche utilità maturare una visione complessiva, ancorché sintetica e generale, del panorama culturale e massmediatico attuale.
Un dato, questo, tanto più necessario in un contesto attraversato da cambiamenti repentini e imprevedibili come quello odierno, uno scenario oggi più che mai in continua e costante mutazione nel quale è necessario muoversi con sempre maggiore consapevolezza.
In questo panorama, un’utile mappa la possiamo ricavare da questo volume in cui Vanni Codeluppi – studioso di media e cultura di massa, docente di Sociologia dei consumi all’Università di Modena e Reggio Emilia e di Sociologia dei media all’Università IULM di Milano – tratteggia l’evoluzione (e, per molti aspetti, l’implosione) della cultura di massa nel suo complesso.
Sappiamo come, a seguito del processo di industrializzazione della cultura sviluppato nel corso del Novecento, sia sorto quel concetto di cultura di massa che ha visto la sua affermazione e diffusione su larga scala dagli anni Sessanta e Settanta fino alla fine del secolo scorso. Una parabola che negli ultimi tempi ha dovuto registrare la crisi di quei prodotti di massa – culturali ma non solo– che costituiscono l’essenza stessa di un sistema di consumi che appare ormai inesorabilmente superato.
In poco più di un centinaio di pagine fitte e ricche di rimandi, Codeluppi mostra come siamo arrivati alla situazione attuale, affiancando all’analisi dei maggiori cambiamenti intervenuti alcuni focus sui fenomeni che caratterizzano in modo particolare la cultura di massa contemporanea, tra i quali troviamo l’effetto Netflix, la “marvelizzazione” della cultura, oltre all’ormai dilagante culto del banale. (© Gazzetta di Parma)